Aspettando il prossimo Nakamoto. Il Bitcoin è un passo in avanti, ecco cosa resta da fare.

Di Massimo Chiriatti su http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/11/08/aspettando-il-prossimo-nakamoto-il-bitcoin-e-un-passo-in-avanti-ecco-cosa-resta-da-fare/

Quando abbiamo deciso di costruire i binari abbiamo creato un nuovo mondo.
E lo stesso accade oggi, c’è una comunità che si coordina, grazie a Internet, più o meno bene e più o meno velocemente, per stendere i nuovi binari. I binari rappresentano la tecnologia per far scorrere, con meno frizione possibile, nuovi blocchi di informazioni, che ognuno può costruire, per scambiarli dappertutto a chiunque.

Per la prima volta grazie all’uso della tecnologia crittografica ognuno ha il pieno controllo su un asset digitale, per esempio, il contante in formato elettronico.
Creare le transazioni, inserirle in blocchi e legarli tra loro in un pubblico registro delle transazioni, la rete blockchain, è stato un atto geniale. Tale rete finora è rimasta integra anche sotto molti attacchi perché: si è reso oneroso (proof of work) modificare il registro; ed è richiesta una maggioranza di potenza elaborativa, non una semplice maggioranza numerica.

Nel senso che non basta raccogliere un numero alto di persone per compiere un’azione disonesta, ma serve spendere un sacco di soldi per comprare hardware ed energia elettrica per far girare il programma di mining. Per questo ogni attacco alla rete, alla fine, risulta costoso.

blockchain

Oggi tutti possono leggere la blockchain, con un software gratuito chiamato wallet (portafoglio), ma solo pochissimi miners possono scriverci sopra. Di fatto i miners oggi sono grandi organizzazioni che possiedono enormi capacità computazionali e quindi alzano la barriera all’ingresso per chi vuol partecipare a questo lavoro necessario per il funzionamento della rete, ma molto competitivo.

Con una brutale sintesi, oggi ci si chiede come superare due vincoli:
– Economici, che favoriscono la concentrazione dei miners
– Tecnici, che limitano fino a 7 le transazioni al secondo.

Se intendiamo distribuire a chi lo desidera il compito di scrivere sulla blockchain allora, rispetto ai suddetti vincoli, bisogna risolvere due problemi:
– Come creare/distribuire i nuovi bitcoin (agli attuali valori)?
– Come mantenere l’integrità della blockchain?

Le condizioni attuali sono: “Full integrity. Read for all. Write for few”.
Si deve trovare un nuovo equilibrio: la lotta tra gli incentivi a fare un lavoro per il bene di tutti e trovare i disincentivi per evitare i disonesti.

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Se lo raggiungiamo arriveremo al “Full integrity. Read/Write for all”. È difficile trovare questo nuovo equilibrio? Si, molto. Ma tanti talenti sono al lavoro, anche italiani come Nicola Greco. C’è da essere ottimisti: anche agli albori dell’informatica avevamo solo il modello centralizzato, poi pian piano siamo arrivati ai wearable device, che indossiamo e non ci accorgiamo più né dell’esistenza né di tale capacità computazionale. Alcune aziende, come 21 Inc., promuovono per l’appunto questo modello.

Si deve trovare un metodo per ottenere il consenso degli altri peers prima di scrivere un blocco, così al contempo la sua riscrittura per alterarlo deve essere resa quasi impossibile. È un problema tecnico che deve essere risolto con incentivi per operare correttamente. L’incentivo a minare è fondamentale, e occorre che siano in tanti a minare, senza vincoli tecnici ed economici. Il prossimo incontro tra i membri più influenti della comunità è previsto per il 6 e 7 dicembre ad Hong Kong, dove si presenteranno alcune soluzioni tecniche dei requisiti raccolti nell’ultimo meeting tenutosi a Montreal.
L’obiettivo è trovare una soluzione che migliori la scalabilità della rete e che riduca il coefficiente di Gini, ossia l’indice di concentrazione di chi oggi fa il mining.

Cosa ci aspetta?

È auspicabile che l’evoluzione di bitcoin/blockchain si diriga verso una soluzione che preservando la rivalità del bene digitale, consenta a molti la scrittura contemporanea. 
A quel punto il limite dei 10 minuti può essere abbassato, la dimensione del blocco è ininfluente, il rischio dell’attacco al 51% è inferiore, e quindi la scalabilità non è più un problema.

Nakamoto è riuscito nell’impresa di affidarci un’autonomia e una libertà di operare in un mondo senza confini; ha costruito il primo blocco di una ferrovia che porta a domani. Ci sembrava impossibile un tale risultato. Ma ad oggi sono troppo pochi coloro che hanno facoltà di aggiungerne altri.

Ora ci resta un’altra sfida impossibile, ma mai mettere limiti alla tecnologia, o meglio, alla creatività delle persone. Occorre trovare un metodo per fare in modo che possiamo scrivere – insieme – questo percorso condiviso. Se abbassiamo le barriere all’ingresso, l’innovazione partirà dalla periferia verso il centro. Sarà imprevedibile, inarrestabile e cambierà tutto. Come sempre.

Twitter: @massimochi

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