Legal

Forlì del 10.02.2018 – La rivoluzione è appena iniziata [video]

Advertisements

Mercoledì 7 febbraio 2018 – Blockchain per i professionisti.

Mercoledì 7 febbraio 2018, c/o la Camera dei Deputati, vi sarà un Convegno su:

BLOCKCHAIN LE NUOVE OPPORTUNITÀ PER I PROFESSIONISTI

Interverranno gli studiosi del settore, professionisti che da anni si occupano di tale materia:

1. Stefano Capaccioli.

2. Paolo Luigi Burlone.

3. Giorgio Maria Mazzoli.

4. Niccolò Travia.

Modera Massimo Chiriatti.

Qui il link per l’iscrizione

 

Consultazione pubblica sul decreto ministeriale di cui all’articolo 17-bis, comma 8-ter del decreto legislativo 13 agosto 2010, n.141 e successive modificazioni

Il Dipartimento del tesoro sta curando la predisposizione del decreto ministeriale con cui, ai sensi dell’articolo 17-bis, comma 8-ter del decreto legislativo 13 agosto 2010, n.141, come introdotto dall’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, verranno definite le modalità e la tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze la propria operatività sul territorio della Repubblica italiana.

Il termine per l’invio delle osservazioni alla bozza di decreto è fissato al 16 febbraio 2018.

http://www.dt.tesoro.it/it/consultazioni_pubbliche/prestatori_virtuale.html

 

Bitcoin: bolla finanziaria o rivoluzione tecnologica?

video.yahoofinance.com@ff0d8335-e2b0-32db-88c8-23124dc7432a_FULL

 

Alla luce del  rally che ha visto il totale del market cap delle criptovalute schizzare alle stelle per poi perdere un buon 40% in pochi giorni, tutti parlano di bitcoin e blockchain.

Il termine maggiormente ricorrente è “bolla finanziaria” tallonato da schema piramidale o schema Ponzi. Premi Nobel, influencer e big players dei mercati finanziari li definiscono come tali dimostrando un’anomala asimmetria informativa per chi, trovandosi in posizioni privilegiate per l’accesso alla conoscenza, dovrebbe saper distinguere tra gli aspetti concreti e le mitizzazioni mediatiche.

Definire schema Ponzi la tecnologia Bitcoin (B maiuscola definisce la tecnologia DLT blockchain, b minuscola il token) è concettualmente errato se non ridicolo poiché, tecnicamente, manca il sig. Ponzi all’apice della piramide. Non esiste infatti un soggetto che incamera nuove risorse per sostenere la liquidità del progetto o per pagare commissioni di ingresso, ognuno detiene il proprio asset poiché lo acquista sul libero mercato nel quale può liquidarlo a sua discrezione in qualsiasi momento in cui trovi un terzo disposto ad acquistarlo.

Parimenti, è insensato definire la quotazione delle cryptocurrencies una bolla finanziaria poiché priva di un qualsivoglia sottostante reale: visione miope e totalmente periferica di un fenomeno complesso e rivoluzionario come quello delle DLT (Distributed Ledger Technologies). Tanto quanto l’assurdità di sostenere con protervia “Blockchain sì, bitcoin no”.

Il concetto non è di facile comprensione e richiede uno sforzo culturale per comprendere di cosa in realtà si stia parlando, ovvero è necessario traslare l’indagine dall’aspetto meramente finanziario a quello tecnologico.

Le Blockchains permisionless nient’altro sono che dei libri mastri distribuiti in una rete P2P (peer to peer) in “copie identiche” a chiunque intenda partecipare, definito nodo, in cui chiunque, identificato da un indirizzo alfanumerico pseudonimo univoco, può apportare informazioni trascritte nei blocchi che compongono la catena.

Le informazioni possono essere relative alla transazione dei tokens (indirizzo A invia ad indirizzo B una determinata quantità di coin), ma possono essere anche relative a contenuti informativi di qualsiasi natura (indirizzo A trasferisce ad indirizzo B la proprietà di un bene identificato digitalmente), finanche a righe di codice contenenti veri e propri contratti autoeseguibili (selfenforcing contracts) (indirizzo A si obbliga al pagamento di X token ad indirizzo B al verificarsi della condizione Y).

La vera potenza delle DLT è che quanto inserito nella blockchain è destinato ad essere immutabile, pubblico ed eterno. Questo avviene con la validazione delle transazioni ad opera dei nodi della rete che hanno interesse a verificarne la veridicità in quanto ricompensati per il loro lavoro in token, i quali guadagnano di valore in modo direttamente proporzionale al crescere dell’affidabilità del protocollo.

Partendo da questi nuovi paradigmi di condivisione delle informazioni, gli sviluppi diversi dalla più intuitiva funzione di mezzo efficiente di trasferimento di valore, possono essere enormi. I più immediati sono quelli legati alla certezza della transazione, alla sua immutabilità e longevità tali da rendere le DLT il miglior sistema di archiviazione delle informazioni a carattere pubblicistico (anagrafe, catasto, registro imprese, pubblici registri, ecc). Ma anche la possibilità di creare contratti che una volta accettati applicano senza intervento dei contraenti le loro previsioni essenziali. Per sfatare il mito dell’anonimato, basti pensare all’inestimabile valore della certezza matematica di identificazione di un soggetto celato dietro ad un indirizzo pseudonimo; in questo modo è possibile garantire sistemi di voto incorruttibili che tutelino i diritti alla privacy e alla segretezza.

E questi non sono che pochi esempi di quanto l’intelletto umano stia già applicando ed immaginando di applicare alle tecnologie DLT. Certo è che il futuro vedrà inevitabilmente un’adozione massiva  dei registri condivisi peer to peer in moltissimi campi, privati e pubblici.

Compreso questo, come è ancora possibile affermare che questa nuova tecnologia non rappresenti un valore e che tale valore non sia correlato al crescere del numero degli utenti raggiungibili e partecipanti al suo funzionamento?

Bitcoin non è altro che la DLT maggiormente diffusa, la più longeva e (ad oggi) la più solida. Perché, quindi, stupirsi del valore che ha assunto il suo token bitcoin?

Il valore che gli viene attribuito è quello a cui un soggetto è disposto ad acquistare l’accesso alla tecnologia. E’ ovvio che molti sono stati attratti dalla crescita senza precedenti del valore di conversione (rectius: del tasso di cambio) in moneta fiat e che tale domanda ha ingenerato una repentina appetibilità speculativa. Ma è anche vero che più soggetti adottano la tecnologia e più il suo valore cresce.

Ad oggi, quindi, non possiamo affermare con certezza che vi sia una piena correlazione tra il valore intrinseco delle cryptocurrencies e il loro prezzo di acquisto ma, nemmeno, che non vi sia.

Non ci resta che assistere ad un nuovo paradigma tecnologico e ad un nuovo mercato disintermediato, privo di leve regolamentari ed influenze di posizioni dominanti in cui liberi soggetti decidono di assegnare un valore soggettivo, arbitrariamente attribuito. Osserviamone le dinamiche, gli sviluppi e le applicazioni. Studiamo la tecnologia e affrontiamo le sfide intellettuali e pratiche che ci pone evitando di etichettare come sbagliato o pericoloso ciò che non conosciamo.

“Il sapere rende liberi, è l’ignoranza che rende prigionieri”

Paolo Luigi Burlone

La tecnologia Bitcoin e l’ordinamento giuridico.

Se volessimo semplificare al massimo si potrebbe affermare che la tecnologia Bitcoin, in estrema sintesi, si è limitata a consentire ad una comunità indefinita di soggetti, spontaneamente costituitasi in nodi di una rete informatica, di condividere ed aggiornare, quasi in tempo reale, un registro in cui gli stessi possono annotare informazioni di reciproco interesse della natura più varia.
La funzione qui descritta difficilmente potrebbe suscitare un particolare interesse per il giurista.
Al più potrebbe servire a smorzare facili entusiasmi sulle concrete prospettive di applicazione della stessa tecnologia.
Si tratta, nondimeno, di una descrizione che, per quanto in sé formalmente corretta, è in realtà del tutto parziale, limitandosi a cogliere solo l’aspetto più superficiale del fenomeno.
In primo luogo perché la funzione di cui trattasi avviene con una caratteristica fondamentale, ovverosia con modalità tali da risolvere automaticamente ogni ipotetico conflitto tra i membri della comunità, sì da rendere le annotazioni del registro condiviso non solo non contestabili, ma finanche eterne.
In secondo luogo perché, grazie a questa caratteristica fondamentale, è possibile impiegare il registro condiviso dai nodi della rete per riportare non informazioni qualsiasi, ma la storia intera, transazione per transazione, di tutti gli scambi riguardanti un medesimo oggetto realizzati tra i membri della comunità.
Tale caratteristica fa infatti sì che possa venirsi a costituire, così come in effetti si è venuto a costituire nel caso specifico della rete Bitcoin, un vero e proprio circuito economico parallelo interno alla comunità stessa, sebbene costantemente aperto all’ingresso di nuovi soggetti, in cui ciascuno, così come può volontariamente ed in diversa misura concorrere al processo di condivisione e di aggiornamento del registro, allo stesso modo è libero di partecipare agli scambi con ognuno degli altri membri. E può far ciò in via sostanzialmente diretta, senza doversi necessariamente affidare ad un qualsivoglia intermediario per effettuare una transazione.
Basterebbe ciò a destare una rinnovata curiosità anche per l’operatore del diritto, se non altro per la necessità cogente di definire giuridicamente l’oggetto dello scambio che, per come è storicamente dimostrato dal fenomeno bitcoin e più in generale di tutte le criptovalute, può ben essere rappresentato anche solo da una mera entità numerica ideale, ma potenzialmente idonea, per le regole che ne governano l’emissione, ad assolvere finanche alle funzioni di mezzo di scambio, se non addirittura a quelle di moneta vera e propria.
Se tale questione appare per alcuni profili superata, grazie al talvolta sottovalutato arresto della sentenza della Corte UE C-264/14, che ha risolto il caso affermando univocamente la natura di mezzo di pagamento dei bitcoin, l’aspetto che più oggi deve destare l’interesse del giurista sta invece altrove.
Ovverosia nella constatazione, anzitutto, che per le caratteristiche della tecnologia l’oggetto dello scambio realizzato mediante annotazione della transazione nel registro condiviso può ben essere costituito anche da un qualsivoglia diritto o bene giuridico che possa essere univocamente identificato per via digitale e quindi, come tale, “rappresentato” dall’asset digitale destinato a circolare all’interno della comunità.
E da qui, dunque, la conseguente e ancor più dirompente constatazione che, in tal modo, l’uomo potrebbe aver forse risolto il problema che costituisce il fine ultimo del diritto stesso, ovverosia regolare i rapporti tra i privati, consentendo di stabilire ciò che è nostro, e ciò che è di altri, quindi di dar luogo allo scambio volontario, e fissando al contempo i casi limite in cui il diritto del singolo, incluso quello di proprietà, può invece essere sacrificato per interessi ritenuti, magari anche a torto, preminenti e le sanzioni per coloro che violassero le regole a tal fine emanate.

Se così è la tecnologia Bitcoin/Blockchain si prospetta come fenomeno in grado letteralmente di destrutturare l’ordinamento giuridico, imponendo al giurista una riflessione seria e profonda che dovrebbe toccare il senso stesso della norma in un nuovo mondo in cui può ben essere la tecnologia informatica a certificare la titolarità dei diritti (partendo da quello di proprietà), come l’esercizio esclusivo dei medesimi ed il relativo trasferimento, assicurando in ogni momento la certezza matematica e l’immutabilità della certificazione e, per tale via, un grado di certezza dei diritti e del Diritto mai prima immaginato.
Sotto questo profilo la sfida appare ancor più impegnativa, ambiziosa ed affascinante, al punto da meritare certamente un dibattito ben più profondo che la eco stantia e ridondante di chi intenderebbe relegare la tecnologia Bitcoin/Blockchain a rappresentazioni grottesche tutte incentrate sui potenziali rischi, per di più mal compresi, di un fenomeno davvero rivoluzionario.
In un momento in cui è razionalmente prevedibile un impiego sempre più massiccio dello strumento, seppur in ambiti magari estremamente ristretti, che possono ad esempio portare a configurare l’asset digitale, a seconda dei casi, come mero mezzo di pagamento, titolo rappresentativo di merci o di legittimazione, titolo di credito atipico pseudonimo o strumento finanziario, gli aspetti che più meritano un corretto approfondimento paiono essere i seguenti:
a) in che misura le regole di circolazione proprie del sistema Bitcoin possano risultare compatibili con quelle previste dal sistema giuridico a seconda della natura che l’asset digitale può di volta in volta assumere;
b) quali siano gli eventuali vincoli normativi, non più attuali, che ben possono essere rimossi per favorire il buon impiego della tecnologia Bitcoin/Blockchain in quei settori in cui esso può risultarne utile.
Per il primo profilo pare evidente l’incompatibilità della tecnologia Bitcoin/Blockchain almeno con le norme previste dall’ordinamento giuridico in tema di circolazione dei beni immobili o dei beni mobili registrati, così come con quelle per l’emissione e la circolazione di titoli di credito (non solo per il caso in cui si voglia configurare l’asset digitale come titolo al portatore, essendo noti i limiti di legge previsti per questi titoli, ma anche per quelli all’ordine o nominativi, quantomeno per problematiche di ordine strettamente fiscale).
Per il secondo aspetto, invece, ci si potrebbe interrogare se ed entro quali limiti convenga al legislatore creare un canale di comunicazione tra la Blockchain ed i registri legalmente riconosciuti per le vicende giuridiche riguardanti taluni beni, quali ad esempio i registri immobiliari o il pubblico registro automobilistico. Il che, peraltro, dovrebbe necessariamente passare attraverso il riconoscimento del pieno valore legale della firma digitale richiesta per l’esecuzione di una transazione sulla Blockchain, prescindendo dall’esistenza di un certificatore autorizzato secondo il Regolamento eIDAS e la normativa di attuazione.
Mentre sul lato delle esigenze fiscali il legislatore, nel riconoscere la piena validità dei titoli di credito emessi in forma di asset digitale, potrebbe risolvere il problema del pagamento dell’imposta di bollo subordinando l’emissione stessa al versamento dell’imposta con forme alternative.
Se si considerano, in ogni caso, gli indubbi benefici che una maggiore certezza dei rapporti giuridici, a partire da quelli di natura commerciale, può apportare al sistema economico, l’auspicio è che la riflessione su questi temi si estenda al più presto anche negli ambiti istituzionali preposti.
Non è scontato concludere rammentando che le prospettive di sviluppo connesse all’avvento dell’economia digitale presuppongono norme giuridiche idonee alla sfida in una concorrenza che è anzitutto tra sistemi ed ordinamenti.

Avv. Giorgio Maria Mazzoli

Riflessioni su bitcoin e fisco.

Alcune mie riflessioni pubblicate da Luca Ferrini – Difensore Tributario, durante una diretta Facebook.

1. Che cos’è il bitcoin? Introduzione.
2. Le autorità possono bloccare il bitcoin
3. Alcune riflessioni sulla Ris. AE 72/E del 2016.
4. Inapplicabilità della normativa fiscale sulle valute estere al bitcoin.
5. Non assimilabilità dei bitcoin alle valute estere.
6. Legittimo affidamento su prassi e sanzioni.
7. Il Fisco non può chiedere le liste della clientela.

Bitcoin: non ti temo! Stefano Capaccioli su Econopoly.

Il bitcoin sta generando interesse per le quotazioni, riempiendo pagine di giornali e vari commentatori che cercano di spiegare tecnologia, determinanti di prezzo, funzionamento e si sperticano in riflessioni.

Lo studio del bitcoin necessita di un nuovo paradigma anche interpretativo, ripartendo dalle basi, invece di commentare con le proprie conoscenze.

Continua su: http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/12/18/bitcoin-non-ti-temo/