Month: January 2016

Audizione pubblica al Parlamento Europeo sul bitcoin

di Luigi Angotzi

L’ECON è la commissione del Parlamento europeo responsabile per l’unione economica e monetaria, la regolamentazione dei servizi finanziari, la libera circolazione dei capitali e dei pagamenti, le politiche fiscali e della concorrenza e il sistema finanziario internazionale.

I giorni scorsi la commissione ha tenuto un dibattito pubblico sulla possibilità di legiferare sulle valute digitali.

L’audizione della commissione è stato un atto preparatorio per la prossima relazione dell’agenzia sulle valute digitali.

I temi discussi, inclusi i rischi e le sfide poste dalle valute virtuali, così come l’impatto della tecnologia blockchain sono stati analizzati coinvolgendo rappresentati dell’OCSE, docenti universitari ed imprenditori del settore.

Nel suo discorso di apertura, l’europarlamentare Jakob von Weizsäckerm ha tenuto a ribadire l’obiettivo della riunione: come i governi cercano di ottenere norme più severe sul finanziamento del terrorismo.

Von Weizsäckerm ha riferito:

“Stiamo valutando nel follow-up dei terribili attentati di Parigi se ci potrebbe essere la necessità di regolamentare le valute virtuali. E’ già stato considerato in passato e noi stiamo certamente valutando gli sviluppi sulla scia degli attacchi terroristici”.

Tuttavia, ha osservato che la tecnologia non deve essere iper-regolamentata mentre è in continua evoluzione.

Nella discussione, di ampio respiro, c’era un clima generale che la moneta digitale e l’industria blockchain non dovrebbero essere eccessivamente regolamentate per paura di soffocare la nuova e potenzialmente vantaggiosa tecnologia.

La sfida del regolatore pubblico sarà nel normare la materia delle valute virtuali senza violare i benefici per i consumatori in termini di innovazione e conformità alle normative.

Dato che il sistema bitcoin è già in parte istituzionalizzato, costruire relazioni con le imprese che fanno attività in btc sarebbe più efficacie di nuove regole.

Infatti è stato fatto presente da diverse imprese del settore btc, come l’ecosistema bitcoin è in grado di gestire in modo efficace se stesso: a seguito del recente dibattito sulla dimensione del blocco, i principali attori del settore si sono riuniti nel giro di pochi giorni per discutere di una soluzione al problema da affrontare.

Von Weizsäckerm ha concluso che ha in mente di procedere con un metodo di “controllo precauzionale”, in modo che i regolatori pubblici possano tenere il passo con gli sviluppi del settore.

 

EUROPOL: nessun collegamento tra bitcoin e ISIS.

E’ stato pubblicato il rapporto Changes in modus operandi of Islamic State terrorist attacks da parte dell’Europol smentendo definitavemente la notizia falsa dell’utilizzo da parte dell’ISIS di valute virtuali.

18 (…) There is no evidence however of IS-financing networks in existence. Despite third party reporting suggesting the use of anonymous currencies like Bitcoin by terrorists to finance their activities, this has not been confirmed by law enforcement.

19. The travel of foreign fighters to the conflict zones is likely to be funded by the travellers themselves with both legal means and criminal activities, such as frauds. This also has not changed recently.

Quindi non vi è alcuna prova di utilizzo di uso di valute virtuali da parte dei terroristi, come da qualcuno ventilato e sparso ai quattro venti.

Per essere precisi l’informazione errata era partita da un articolo del 20.09.2015 su Deutsche Welle da parte di Lewis Sanders IV, ripreso e tradotto in tutto il mondo, compreso in Italia.

Per onore di verità lo stesso giornalista una settimana dopo aveva dovuto ammettere l’errore (dietro pressione della comunità), ma oramai solo pochi paiono controllare le fonti delle notizie.

Oggi l’Europol ha messo la parola fine a questa notizia falsa, arrivata anche in Parlamento Europeo, che risulta pertanto prima di qualsiasi fondamento.

 

 

The Guardian: Blockchain è la più importante invenzione nell’IT della nostra epoca

Articolo del 24/01/2016 di John Naughton

Traduzione di Luigi Angotzi

Non ci sono molte occasioni in cui si può dare una valutazione positiva a quello che fa il Governo, ma questa è una di quelle occasioni.

La scorsa settimana, Sir Mark Walport, principale consigliere scientifico del governo, ha pubblicato un rapporto dal titolo minaccioso “Tecnologia dei registri distribuiti”.

La relazione illustra i risultati di uno studio ufficiale che esplora come la già citata tecnologia “può rivoluzionare servizi, sia nel governo sia nel il settore privato”.

Dal momento che questo è il tipo di discorso che si sente normalmente dai fondatori di start-up, dai venture capitalist, piuttosto che da sobri “colletti bianchi”, tanto che mi ha fatto  soffocare nel mio muesli, vorrei chiedere a Walport cosa intenda quando parla di questa tecnologia.

Un blockchain è essenzialmente un libro mastro, incorruttibile, fatto di blocchi di dati e che questi possono rappresentare qualsiasi cosa.

Più nello specifico, un registro distribuito è di solito pubblico, nel senso che chiunque può vederlo. Le voci nel database sono configurate in “blocchi” che vengono poi incatenati insieme usando firme crittografiche digitali, da qui il termine blockchain, che è in realtà solo un nome tech per un libro mastro distribuita che può essere condiviso e confermato da chiunque abbia le autorizzazioni appropriate.

Chiunque può contribuire ad inserite dati nel registro e tutti possono avere una copia del registro identica  in qualsiasi momento. Questo significa che nessun individuo può impedire a qualcuno di aggiungere dati al registro, e quindi può essere costantemente aggiornato. Ma significa anche che tutti coloro in possesso di copie del libro mastro dovranno convenire che gli aggiornamenti sono stati compiuti.

La tecnologia Blockchain apparve prima come il motore di crittografico che alimentava Bitcoin.

In questa circostanza il Blockchain è stato usato come il libro mastro nel registrare le operazioni in valuta.

La notorietà di Bitcoin ha avuto l’effetto di distrarre l’attenzione dal blockchain, così ci è voluto un po’ più di tempo per capire che il Blockchain era molto più importante di Bitcoin.

Dopo tutto, un blockchain è essenzialmente un libro mastro incorruttibile di blocchi di dati, e che i dati possono essere registrazioni di qualsiasi cosa.

Ad esempio si potrebbero fare trascrizioni di proprietà immobiliare.

Creare e mantenere registri incorruttibili di titoli di  proprietà terrieri è un enorme problema, soprattutto per i paesi in via di sviluppo, ed è in gran parte irrisolto.

Così, quando il governo dell’Honduras ha avviato un’istruttoria per verificare se un catasto basato su blockchain potesse risolvere il problema, il mondo non-geek si mise a sedere e cominciò a prendere nota.

Il messaggio inequivocabile è che questa tecnologia potrebbe essere molto più utile dell’uso solo come critpo-valuta.

Si potrebbe in realtà rivelarsi come una delle più grandi invenzioni informatiche del nostro tempo.

La relazione del capo del CST suggerisce che il governo britannico si è interessato a questa possibilità.

“La Tecnologia distribuita del libro mastro”, a suo giudizio, “hanno il potenziale per aiutare i governi a raccogliere le tasse, offrire servizi vantaggiosi, emettere passaporti, registrazioni catastali, garantire la catena di fornitura di beni e in generale assicurare l’integrità delle registrazioni e dei servizi pubblici. Nel servizio sanitario nazionale, la tecnologia offre la possibilità di migliorare l’assistenza sanitaria, migliorando e autenticando l’erogazione dei servizi  attraverso la condivisione di record in modo sicuro secondo regole precise. Per il consumatore di tutti questi servizi, la tecnologia offre la possibilità, a seconda delle circostanze, per i singoli consumatori di controllare l’accesso ai record personali e di sapere chi vi ha accesso.

La relazione contiene otto raccomandazioni su come accendere l’entusiasmo per la tecnologia blockchain.

Abbiamo bisogno di progetti pilota di lavoro a livello locale e nazionale.

Università e industria dovrebbero essere cooptati per affrontare la sicurezza e altre sfide che la distribuzione su larga scala ci impone.

E, naturalmente, c’è una “necessità di costruire capacità e competenze all’interno del governo”, per non parlare di “una comunità trasversale … per generare e sviluppare potenziali ” casi d’uso “e creare un corpo di conoscenze e competenze all’interno della servizio civile”.
Tutta roba buona, il problema è che la superpetroliera che è lo stato britannico richiede molto tempo per cambiare rotta. È per questo che i piccoli paesi con le amministrazioni “tech-sapienti”come l’Estonia stanno già sperimentando la tecnologia blockchain.

Rapporto del CST sollecita il Governo britannico a testare la tecnologia blockchain

di Luigi Angotzi

La scorsa settimana il Consiglio Scientifico del Governo britannico (CST), tramite questo report, ha raccomandato all’esecutivo adesso in carica di massimizzare gli sforzi nell’esplorare la tecnologia blockchain.

Il rapporto redatto da Mark Walport, capo del Consiglio Scientifico del Governo, contiene proposte volte ad analizzare le possibili applicazioni del blockchain.

Nel report si mettono in evidenza i potenziali benefici derivanti dall’utilizzo della tecnologia Blockchain:

“In sintesi, la tecnologia del registro distribuito fornisce il quadro per il Governo nel ridurre le frodi, la corruzione, l’errore e il costo dei processi. Ha il potenziale di ridefinire il rapporto tra Governo e cittadini in termini di condivisione dei dati, trasparenza e fiducia”

“Il blockchain ha il potenziale per aiutare i Governi a raccogliere le tasse, emettere passaporti, fare da registro catastale, garantire la catena di fornitura di beni e in generale assicurare l’integrità delle registrazioni e dei servizi pubblici”

Inoltre, tra le possibili applicazioni individuate nella relazione, si includono usi per i sistemi di pagamento degli aiuti di stato e monitoraggio fiscale.

La pubblicazione si aggiunge agli inviti all’azione al Governo britannico per studiare gli aspetti della tecnologia blockchain da attuare. Alcune agenzie, tra cui il Digital Service del Governo, hanno già iniziato a sperimentare l’uso di questa tecnologia.

Bitcoin: sette anni e più…

L’intera rete Bitcoin poggia sul “genesis block“, il blocco zero da cui parte la blockchain (“catena dei blocchi“).

Il 3 Gennaio di sette anni fa (2009-01-03) veniva generato il primo blocco: il sistema funzionava, il paper di Satoshi Nakamoto era corretto: i primi 50 bitcoin erano stati generati (peraltro non ancora spesi – vedi qui) ed era possibile continuare la sperimentazione.

Sono passati sette anni da quel momento ed è opportuno ricordarlo, dato che detta innovazione ha costretto studiosi, giuristi, economisti e Governi ad interrogarsi su concetti ed assiomi che venivano dati per scontati.

Non sono in grado di fare previsioni sul futuro di tale innovazione, ma la strada indicata è certamente interessante da percorrere.

Invito a studiare con l’avvertenza che solo dopo aver capito il sistema, la filosofia di fondo ed il funzionamento in concreto è possibile cercare di riapplicare gli schemi esistenti: in caso contrario si creerà solo “rumore” e confusione.